Avvolte nel gesto: la storia dello scialle veneziano

Le Zendale Giovanni David, 1775

L’abbigliamento femminile veneziano ha a lungo incluso un accessorio al tempo stesso pratico e simbolico: lo scialle. La parola italiana scialle deriva dal persiano shāl, riflettendo una lunga storia di scambi culturali tra Oriente e Occidente. A Venezia questo capo compare nelle fonti storiche sotto diversi nomi, come fazuolo nei secoli più antichi e cendale o zendàle in epoche successive. Nella seconda metà del Settecento, un artigiano di nome Giovanni Zivaglio ottenne a Venezia una licenza per fabbricare grandi sciarpe “come si usano nelle Indie e portate anche dalle donne dello Scià di Persia”, un episodio che le storie del costume locali collegano alla diffusione dello zendàle nell’abbigliamento veneziano. Questi ampi scialli, spesso rifiniti con lunghe frange, coprivano il capo e le spalle e potevano essere fissati sotto il busto o avvolti intorno al corpo. Furono ampiamente indossati dalle donne dal XVIII secolo fino agli inizi del XX secolo.

Lo zendàle veneziano, o scialle, compare nella letteratura europea classica e nelle storie del costume. È menzionato in sintesi critiche delle opere di Giovanni Boccaccio, Carlo Goldoni e Alessandro Manzoni, ed è descritto in modo vivido da Johann Wolfgang von Goethe nel suo Viaggio in Italia, a testimonianza della sua presenza nella vita veneziana attraverso i secoli.

Models posing in the garden of the Hotel Excelsior on the Lido di Venezia during the Shawl Festival, Giacomelli, 1928

Oltre alla sua funzione quotidiana, lo scialle veneziano possedeva un forte significato sociale e culturale. Veniva indossato in pubblico come segno di decoro e modestia, influenzando la silhouette e il portamento delle donne veneziane. Più di un semplice accessorio, divenne parte della vita quotidiana e dell’identità, apprezzato per la sua grazia, discrezione e forza espressiva. Con l’evolversi della moda nei primi decenni del Novecento, il mutare delle abitudini ne determinò una progressiva scomparsa dall’abbigliamento quotidiano, mentre il suo linguaggio visivo continuò a sopravvivere.

Veneziana. Scialle al vento, Mariano Fortuny

All’inizio del XX secolo, questo linguaggio di drappeggio e gesto trovò risonanza in Mariano Fortuny, la cui produzione creativa esplorò temi affini nei suoi abiti. Il suo disegno Veneziana. Scialle al vento cattura lo scialle in movimento, evocando l’eredità della città e riflettendo la visione di Fortuny fatta di fluidità, individualità ed eleganza.

La sua prima creazione nel campo della moda, il velo Knossos del 1907, riprende questi stessi principi: movimento fluido, caduta armoniosa ed espressività del gesto. Ispirato agli abiti dell’antica Creta e della Grecia, il Knossos era pensato per muoversi insieme al corpo, traducendo l’eredità dell’abbigliamento veneziano in una visione moderna capace di collegare secoli di stile e savoir-faire.

Oggi, mentre la moda riscopre tecniche storiche e capi legati al patrimonio del passato, l’eredità dello scialle veneziano continua a ispirare creazioni contemporanee che dialogano con la storia parlando al tempo presente.

Fortuny, 2026

Sources

Storia e definizioni dello zendàle, con riferimenti letterari ai suoi usi e alle sue forme.(it.wikipedia.org)
Significato sociale degli scialli veneziani come segni di rispettabilità e loro declino dopo la Prima guerra mondiale. (suntradition.com)
National Gallery of Art (Washington, USA)
Fondo Giacomelli
Archivio Musei Civici di Venezia

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