Dalle intime lampade veneziane alle icone mondiali: la rinascita delle lampade di seta di Fortuny

Palazzo Pesaro degli Orfei

Mariano Fortuny (1871–1949) è noto soprattutto come artista poliedrico, cui lavoro spaziava dalla pittura alla scenografia teatrale, dall’innovazione tessile alla fotografia e all’illuminazione. Nei primi decenni del XX secolo, mentre viveva e lavorava a Palazzo Pesaro degli Orfei a Venezia (oggi noto come Museo Fortuny), Mariano Fortuny sviluppò una straordinaria collezione di oggetti di illuminazione in seta che non erano né puramente decorativi né puramente funzionali. Si trattava di dispositivi sperimentali per modellare la luce e l’atmosfera negli spazi domestici e artistici, nati dal suo più ampio interesse per l’illuminazione indiretta, diffusa e filtrata.

A differenza dei suoi celebri sistemi industriali di illuminazione indiretta per teatri o per l’illuminazione dei soffitti – come quelli realizzati per la Scuola Grande di San Rocco e il Palazzo Ducale – le lampade in seta di Mariano Fortuny erano oggetti sospesi, artigianali e delicati. Avevano una caratteristica comune: la luce era sempre filtrata attraverso uno strato di seta decorata a mano, spesso ispirandosi a motivi decorativi persiani, bizantini o Liberty.

Lampadario in seta stampata con motivi arabi, persiani, cinesi, prima metà XX

Queste lampade facevano parte della ricerca di Mariano Fortuny sulla luce e sui materiali, create principalmente per soddisfare le sue esigenze nel palazzo che fungeva anche da suo atelier, e destinate a una clientela selezionata. Fotografie storiche mostrano spazi ricchi di velluti, oggetti e mobili dove le lampade sospese contribuivano a creare un’atmosfera avvolgente di luce e motivi. In questo contesto, la luce non era semplicemente funzionale, ma un elemento spaziale ed espressivo.

Nomi noti come Scheherazade, Scudo Saraceno, Samarkanda o Cesendello sono oggi utilizzati per identificare forme specifiche di lampade che evocano temi esotici o rinascimentali attraverso la seta e il design. Alcune forme includono pagode capovolte, strutture a spirale simili a turbanti, silhouette a forma di scudo tese su strutture metalliche leggere o strutture segmentate in legno. Questi oggetti continuano ad essere apprezzati per le loro qualità delicate e suggestive e per la loro capacità di trasformare la luce degli interni. La seta, filtro di luce incomparabile, trasforma ogni lampada in una vera e propria scultura.

Scudo Saraceno Fortuny

La rinascita delle lampade di seta

Queste creazioni dell’inizio del XX secolo sarebbero potute rimanere reliquie museali se non fosse stato per la visione dell’imprenditore veneziano Lino Lando. Nel 1962, quando era ancora un adolescente, Lando visitò Palazzo Pesaro degli Orfei e rimase incantato dalla collezione di Mariano Fortuny. Nel 1984, dopo anni passati a studiare gli appunti di Mariano Fortuny e a perfezionare le tecniche di decorazione a mano, Lando avviò la produzione delle lampade Fortuny.

Il compito di riportare in vita queste lampade non era semplice. Le tecniche dovevano essere perfezionate e la produzione delle delicate strutture metalliche di queste lampade richiedeva una meticolosa maestria artigianale. Questo savoir-faire, preziosamente custodito a porte chiuse nei laboratori di Venezia, diede l’opportunità agli artigiani di ricreare fedelmente i disegni eterei di Mariano Fortuny. Grazie a questa straordinaria abilità, alcune di queste lampade fanno parte dell’allestimento della mostra permanente del Museo Fortuny.

Oggi, queste creazioni non sono più confinate nei musei. Le lampade Fortuny in seta sono celebrate per la loro combinazione unica di arte, eleganza e atmosfera, permettendo al mondo di continuare a vivere la magia del design veneziano dei primi anni del XX secolo.

Cesendello Fortuny

Fonti

Immagini Archivio Musei Civici di Venezia
Fortuny nella Belle Époque
, 1984
I Fortuny. Una storia di famiglia, Musei Civici di Venezia – Museo Fortuny, 2019
Museo Fortuny, La Luce and collections (fortuny.visitmuve.it)
Lino Lando interview, Intime, 2023
Architectural Digest, “Fortuny’s lighting innovations” (architecturaldigest.com)

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