Venezia ha sempre vissuto in simbiosi con l’acqua. Eppure, nella città di oggi, l’idea di nuotare nei canali può sembrare strana, quasi fuori luogo. Per secoli però fare il bagno nelle acque cittadine non era solo tollerato. Era parte della vita quotidiana, un rituale estivo che ha segnato generazioni di veneziani.
L’infanzia nell’acqua
Fino alla metà del Novecento era normale vedere bambini tuffarsi da piccoli ponti o scendere lungo scalette di pietra per entrare nei rii tranquilli. Nel caldo afoso di luglio e agosto, trovavano sollievo nell’abbraccio della laguna.
Vecchie fotografie e filmati degli anni Cinquanta mostrano chiaramente quei momenti: bambini che giocano vicino alle barche ormeggiate, amici che incitano chi si lancia in tuffi coraggiosi, risate che riecheggiano tra le pareti delle fondamente.
Una città che nuotava
La pratica del nuoto a Venezia ha origini antiche. Nel Settecento, lo storico Galliccioli la descriveva come un’abitudine diffusa. I bambini imparavano a nuotare presto, spesso aiutandosi con una tavola di legno (tola) per galleggiare. Da qui nasce l’espressione ancora viva oggi: “Ma va’ a nuotare con la tola!”, usata per prendere in giro chi non è all’altezza della situazione.
Anche il celebre poeta inglese Lord Byron era noto per attraversare a nuoto il Canal Grande. Nel 1818 sfidò gli amici Chevalier Mengaldo e Alexander Scott a una gara dal Lido fino al centro città.
Stabilimenti galleggianti e nuotatrici nascoste
Nel corso dell’Ottocento il nuoto divenne più organizzato. Venezia ospitava eleganti stabilimenti balneari galleggianti, come quello aperto nel 1833 da Tommaso Rima vicino alla chiesa della Salute. Questi luoghi di svago offrivano non solo bagni in acqua di mare calda o fredda, ma anche caffè, sale di lettura e gondole riservate dove le donne potevano nuotare lontano da sguardi indiscreti.
Negli anni Venti comparvero anche piscine pubbliche come la Rari Nantes vicino alla stazione ferroviaria e la piscina Luigi Passoni alle Zattere. Rimasero attive fino agli anni Settanta, diventando centri per lezioni di nuoto, momenti di svago estivo e persino competizioni.
Il nuoto come spettacolo
Le competizioni in acque libere entrarono a far parte dell’identità cittadina. La Coppa Byron, inaugurata nel 1920, invitava i nuotatori a imitare le gesta del poeta. Fu poi ribattezzata Miglio Marino e celebrava il legame fisico con la geografia liquida di Venezia.
Più recentemente, associazioni come i Nuotatori dei Murassi hanno mantenuto viva questa tradizione organizzando nuotate in laguna durante eventi come la Festa del Redentore o la Regata Storica.
Non si tratta solo di sport, ma di gesti di memoria culturale, brevi risvegli di una Venezia che un tempo nuotava liberamente.
Un ultimo tuffo
Oggi fare il bagno nei canali è vietato e può comportare anche un allontanamento temporaneo dalla città. Ma l’acqua resta un filo emotivo nella storia di Venezia. Ha accompagnato infanzie, rinfrescato pomeriggi estivi e raccontato uno stile di vita che apparteneva alla gente, non solo alle cartoline.
Per chi desidera ancora oggi godersi l’acqua come un tempo, basta attraversare la laguna. Il Lido di Venezia offre un mare pulito e ampie spiagge, ed è una meta molto amata dai veneziani nei mesi più caldi. La tradizione del bagno estivo veneziano continua, con vista sull’Adriatico.
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Fonti:
Lord Byron recalls a swim in Venice in a letter to John Murray, 21 February 1821
Ma và a nuàr co ła toła!, Venipedia
Quando nuotare in canale era abitudine, Eva Zilio, itVenezia, 3 luglio 2018
When swimming in Venice was not a crime, Luisella Romeo, SeeVenice, 30 settembre 2018
Le terme di Venezia: nell’Ottocento bagni galleggianti e gondole «idromassaggio», Alessandro Tortato, Corriere del Veneto, 11 dicembre 2023


